Dieci pillole da prendere prima di andare al voto

di Carlo Rognoni

Il 26 maggio rinnoviamo il Parlamento europeo: ecco dieci pillole da prendere prima di andare al voto.

  1. Noi europei siamo il 7 percento della popolazione mondiale, ma produciamo il 25 percento della ricchezza del globo e beneficiamo del 50 percento della spesa mondiale per welfare e servizi sociali (prima di mettere in discussione l’UE non dimentichiamoci che “essere europei significa beneficiare del più alto livello di diritti, tutele e uguaglianza nelle opportunità esistente al mondo”).
  2. Il mercato unico è stato un’idea vincente. Vuol dire libera circolazione delle merci, delle persone, dei servizi, dei capitali e la liberalizzazione dei pagamenti. L’export italiano verso la UE nel 2017 è stato di circa 250 miliardi di euro (forse che potremmo provare a fare i cinesi d’Europa? Bassi stipendi, bassi requisiti di sicurezza e bassi requisiti ambientali … resterebbe comunque da battere la concorrenza con la Cina originale).
  3. Parliamo del bilancio dell’UE. Secondo un recente Eurobarometro, l’opinione prevalente è che il 34 percento delle spese sia assorbito dall’amministrazione, mentre il 55 percento sarebbe speso per difesa, sicurezza e immigrazione. La realtà è che le spese amministrative coprono il 7 percento del bilancio, l’80 percento è assorbito dall’agricoltura e dai fondi regionali e sociali, mentre per difesa, sicurezza e immigrazione attualmente non si spende quasi nulla. (Lasciamo la campagna elettorale costruita sulle fake news, sulle bufale, ai sovranisti, ai leghisti, ai vecchi e superati nazionalisti. Una classe dirigente che rinuncia al compito di difendere la verità dei fatti, prepara danni per il proprio paese).
  4. Un dibattito pubblico quasi esclusivamente nazionale e l’illusione di poter scaricare su Bruxelles l’insoddisfazione dei cittadini rischiano di creare un meccanismo infernale per cui la sfiducia verso le istituzioni si trasforma in sfiducia fra gli Stati membri.
  5. Gli stranieri residenti al primo gennaio 2018, secondo l’Istat, sono poco più di cinque milioni con una prevalenza di donne rispetto agli uomini. I non comunitari, cioè non facenti parte dell’Unione Europea – quelli a cui si pensa quando si parla di immigrati – sono 3.714.137. E poi bisognerebbe calcolare gli irregolari (500 mila? Oppure 90 mila – il Viminale pare avere idee confuse contraddittorie). Gli stranieri versano 8 miliardi di euro di contributi sociali all’Inps e ne ricevono circa 3 miliardi. Con i miliardi di differenza si calcola che paghino oltre 600 mila pensionati italiani.
  6. Nel 2017 sono stati quasi 200 mila gli italiani, giovani e meno giovani, che sono emigrati. In quel anno sono stati più degli stranieri che sono arrivati con gli sbarchi: 119 mila. E ultimamente hanno cominciato ad emigrare pure gli stranieri presenti in Italia: 40 mila nel solo 2017 – del resto una parte di loro, 28 mila nel 2016 ha acquisito la cittadinanza italiana e con essa la libertà di circolare in Europa.
  7. Quando parliamo di “invasioni” sarebbe bene aver presenti alcuni fenomeni. Per esempio quello demografico. Mentre la popolazione del mondo cresce, in Europa la popolazione diminuisce. All’inzio del Novecento era europeo un abitante al mondo su quattro. Nel 2050 lo sarà uno su quattordici. L’Europa perde ogni anno 3 milioni di lavoratori, che vanno in pensione, e non sono sostituiti da nessuno, semplicemente perché chi avrebbe dovuto sostituirli non è mai nato. I dieci stati più giovani del mondo con un’età media intorno ai vent’anni, sono tutti africani. La Nigeria, per fare un esempio, cresce tumultuosamente. Oggi à il settimo paese del mondo per popolazione. Ebbene prima del 2050 soppianterà gli Stati Uniti dal loro tradizionale terzo posto.
  8. Fra il 1861 e il 1961 hanno lasciato l’Italia oltre 25 milioni di persone, a un ritmo di 250 mila l’anno, quasi 700 al giorno. Un livello di emigrazione che stiamo nuovamente raggiungendo in questi ultimissimi anni. Risultato: l’Italia nei prossimi venti anni per mantenere costante la sua popolazione in età lavorativa (20 – 64 anni) avrebbe bisogno di un innesto di 325 mila lavoratori l’anno.
  9. Il risultato più importante dell’alleanza tra i Paesi europei: 74 anni di pace e la capacità di attrarre Paesi confinanti desiderosi di far parte di un’area di diritti, pace stabilità. Nella storia del Vecchio continente è il periodo più lungo senza conflitti tra i 28 Stati membri.
  10. Non possiamo sapere che cosa sarà l’Europa fra un secolo. Oggi è un continente di nazioni che cercano di condividere pezzi della loro sovranità, un destino e dei valori comuni. La propaganda negativa è il mezzo più efficace per contrastare, per mettere i bastoni fra le ruote del futuro. Non si può vendere un sogno solo con la paura di un incubo.

Le nostre fonti per gran parte delle pillole: “Stare in Europa” di Riccardo Perissich (Bollati Boringhieri); “L’Europa in 80 domande di Francesca Basso (edizione, Corriere della Sera); un libro sull’immigrazione di Stefano Allievi dell’Università di Padova.

 

UN QUESTIONARIO SU DONNE ED EUROPA


UN QUESTIONARIO SU DONNE ED EUROPA: IL PERCHE’ DI UN’INDAGINE

Soprattutto Europa ed il Centro in Europa hanno voluto indagare tramite un questionario l’opinione di associazioni femminili e non sul rapporto tra donne ed Unione europea nella nuova legislatura del Parlamento europeo che scaturirà dalle elezioni di domenica 26 maggio.

L’esigenza di indagare sul rapporto donne/Europa nasceva dalle indicazioni fornite da sondaggi giornalistici (vedi Sole 24 Ore) e da studi condotti dall’Unione Europea, da cui emergeva che sono soprattutto le donne ad essere incerte sul voto europeo. Dato suffragato dal divario tra votanti maschi (47%) e femmine (42) alle passate elezioni europee.
Un gap preoccupante, al quale però non ci pare abbia fatto riscontro nella campagna elettorale per il voto europeo alcun focus né sulle incertezze delle donne, né sulle loro opinioni sull’Europa.
Con molto senso del limite, visto che era fuori dalla nostra portata un’indagine a tappeto, abbiamo individuato nelle associazioni femminili in particolare genovesi  un sensore privilegiato delle opinioni e delle esigenze delle donne.

IL QUESTIONARIO
Il nostro breve questionario era articolato in due parti: una prima tendente a verificare l’interesse, la percezione di “utilita’” delle donne liguri verso l’UE, e quindi la volontà o meno di votare alle elezioni europee, una seconda sull’individuazione di interventi che l’UE dovrebbe prioritariamente realizzare nei prossimi anni per migliorare la condizione delle donne.
Il questionario era preceduto da una nota che ricordava  le azioni UE  per parità, democrazia e diritti civili, a partire dal principio di parità retributiva sancito dal Trattato di Roma del 1957, azioni poco rappresentate e valorizzate dai media italiani.

LE RISPOSTE
Su 30 richieste di compilazione abbiamo ricevuto 27 risposte, quasi tutte integralmente compilate: davvero una GRANDE ATTENZIONE E SENSIBILITÀ AL TEMA.
Abbiamo rivolto il questionario ad associazioni femminili o a donne con un ruolo preminente in associazioni non tipicamente femminili. Alcune rispondenti hanno preferito rispondere a titolo personale e sono quindi qualificate come opinion leader.
Le 27 risposte sono dunque riferibili a
– 12 associazioni femminili
– 10 associazioni
– 5 opinion leader.

LE INDICAZIONI RICEVUTE
Rispetto al primo blocco di domande la quasi totalità delle rispondenti ha dichiarato di essere “molto interessata” alle politiche UE (23), “abbastanza interessata” (3), “non molto interessata” (1). Analoga la risposta sul voto: 24 indicano il massimo livello di probabilità di recarsi alle urne, solo 2 indicano un livello di interesse appena inferiore, mentre una non risponde. Dato non scontato vista la limitata partecipazione al voto nella scorsa consultazione europea, ma certo favorito dalla specifica sensibilità del mondo associativo.

Nel secondo blocco si è passato ad affrontare direttamente le priorità per le donne.
La domanda 3  riguardava tematiche affrontate dal Parlamento Europeo, ma non risolte, in diversi casi per l’opposizione di alcuni governi nazionali presenti nel Consiglio dell’Unione Europea. Il questionario richiedeva di porre in ordine di priorità 4 temi. Mentre quello dei “finanziamenti” non è stato considerato prioritario, le risposte si sono concentrate sulle politiche, in particolare sulla necessità di intervenire contro la violenza sessuale (14), con una forte attenzione alla parità retributiva (10) e alle politiche di conciliazione tra vita familiare e vita lavorativa (7). Le differenze tra i 3 blocchi non sono molto rilevanti, pur con una prevalenza del tema molto sentito della violenza sessuale.
Le risposte alla quarta domanda, che richiedeva quali ulteriori azioni l’UE dovesse intraprendere, oltre a quelle già avviate e non portate a conclusione, sono ancora più frammentarie ed esprimono da un lato l’interesse per le iniziative proposte, dall’altra la difficoltà ad attribuire un livello di priorità.

Qualche nota a pie’ pagina infatti diceva:” Ma sono tutte importanti!” La proposta di misure per tener conto delle specifiche esigenze di donne e ragazze migranti ha avuto 10 preferenze, quella di un’azione di lotta contro le forme emergenti di violenza di genere (stalking e molestie on line) 8, le misure per più servizi di salute sessuale e riproduttiva  e per la partecipazione delle donne nei settori in cui sono sotto rappresentate (STEM e altri) 9; quella su un approccio  di genere alle politiche UE 4. L’ultima risposta sembra avere un distacco maggiore, ma se sommiamo le priorità 1 e 2  i distacchi si affievoliscono e vi è pure un ribaltamento  di priorità: servizi e partecipazione  da’ un totale di 16, a fronte  di 15 in totale per le donne migranti. A seguire 13 per le nuove forme di violenza e 10 per un approccio di genere.
Dunque, pur con qualche differenza di accento, l’insieme delle tematiche vecchie e nuove che afferiscono in modo specifico alla vita delle donne e’ visto con grande attenzione  dalle associazioni. Nella massiccia risposta a questa piccola iniziativa di indagine gioca probabilmente  la consapevolezza di un gap uomo/donna ancora marcato a livello europeo sia in tema lavorativo e formativo, che in quello dei diritti e della libertà femminile. Gap che non tende a diminuire, ma è semmai minacciato dalla possibile avanzata di formazioni politiche nazionaliste (oltre alla documentazione UE in materia, vedi il recente approfondimento del quotidiano francese Liberation sui programmi elettorali dei partiti nazionalisti e populisti europei).

ULTERIORI INIZIATIVE
Sarà molto importante stimolare l’azione parlamentare nei nuovi eletti, compito prevalente dei partiti. Nel nostro piccolo di associazioni che promuovono l’informazione sull’Europa, ci ripromettiamo di osservare le iniziative pro o contro le donne dell’UE e di darne conto. Speriamo di poterlo fare in collaborazione con i media liguri ed in particolare con le associazioni femminili e le donne operanti nelle associazioni e nelle istituzioni. La sensibilità che abbiamo verificato con questo questionario  e’ la migliore base comune per un’azione attenta di MONITORAGGIO delle iniziative e dei comportamenti delle elette e degli eletti nella nostra circoscrizione, il nord ovest.
Buon lavoro dunque ai nuovi eletti ed elette, ma “OCCHIO EUROPA!”, ti osserviamo!

Mercedes Bo              Anna Castellano               Carlotta Gualco